E non poteva che essere per loro: le mie furie rosse di AReSS Puglia.
Con loro e grazie a loro abbiamo realizzato in sette anni una delle cose più soddisfacenti della sanità regionale: un’agenzia di livello extra-regionale e internazionale in grado davvero di fare innovazione di prodotto, di processo e di saperi.
E poco importa se qualche distratto ancora spocchiosamente chiede “voi che fate?”; una risposta sintetica, parziale e non aggiornata la trovate in questo “rapporto sulle attività” di luglio scorso:
Ho preso in consegna a fine 2016 un’organizzazione, già gloriosa ma a fine corsa, con il mandato di fare con quanto ne era rimasto un’agenzia del tutto nuova e più “capace” di un ordinario centro studi.
Ora le attività di agenzia spaziano lungo temi eterogenei e al passo con la sanità del futuro:
– ambiente e salute
– equità e inclusione
– innovazione tecnologica
– longevità sana e attiva
– Big Data per la salute
– efficacia e sostenibilità delle tecnologie sanitarie
– salute e trasformazione digitale
– qualità e sicurezza delle cure
– percorsi assistenziali e reti cliniche
– innovazione dei saperi manageriali per la salute
– advocacy internazionale
Nel 2016 la vecchia agenzia aveva un valore della produzione annua di € 4.325.781, 26 dipendenti con un valore medio della produzione per dipendente di € 166.376, di cui € 48.423 per attività progettuale extra-ordinaria.
Nel 2024 la nuova agenzia si attesterà per certo (previsionale ufficiale) su un valore della produzione annua di € 26.865.853, su 73 dipendenti con un valore medio della produzione per dipendente di € 356.279, di cui € 267.350 per attività progettuale extra-ordinaria.
E la notizia più interessante è che i margini di sviluppo di questa inquieta realtà sono ancora enormi, e più ampio ancora l’uso che i decisori potrebbero fare.
Ma la soddisfazione più grande è la solida consapevolezza di essere riuscito a rendere l’organizzazione autosufficiente e indipendente dal sottoscritto.
E mai come questa volta è la politica a dover essere all’altezza della loro passione rara e della loro raffinata professionalità.
Io mi ripago totalmente del fatto che mi hanno finalmente concesso il “tu” e della targa di saluto: “Vince chi crede”!
Vi voglio bene



