L’Unione Europea non è un incidente della storia

Abitavamo nel verde a pochi metri di distanza in un borgo del viterbese alle porte di Roma. Molte volte mi è capitato di vederlo intento a occuparsi del suo giardino e un paio di volte lo abbiamo avuto ospite di qualche iniziativa quando con alcuni amici provavamo a far politica.
Molti hanno scritto e scriveranno di lui. A me basta riportare il passaggio più importante del suo discorso di insediamento da Presidente del Parlamento Europeo a luglio 2019 e che fa parte del mio personale breviario laico per i periodi difficili.

“L’Unione Europea non è un incidente della storia. Io sono figlio di un uomo che a 20 anni ha combattuto contro altri europei, sono figlio di una mamma che, anche lei, a vent’anni ha lasciato la propria casa e ha trovato rifugio presso altre famiglie europee. Io so che questa è la storia anche di tante vostre famiglie, so anche che se mettessimo in comune le nostre storie e ce le raccontassimo davanti a un bicchiere di birra non diremo mai che siamo figli o nipoti di un incidente della storia ma diremo che la nostra storia è scritta sul dolore, sul sangue dei giovani britannici sterminati sulle spiagge della Normandia, sul desiderio di libertà di Sophie e Hans Scholl, sull’ansia di giustizia degli eroi del ghetto di Varsavia, sulle primavere represse con i carri armati nei nostri paesi dell’Est, sul desiderio di fraternità che ritroviamo ogni qualvolta la coscienza morale impone di non rinunciare alla propria umanità e l’obbedienza non può considerarsi una virtù. Non siamo un incidente della storia ma figli e nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia. Se siamo europei è anche perché siamo tutti innamorati dei nostri paesi, ma il nazionalismo che diventa ideologia e idolatria produce virus che possono produrre conflitti distruttivi. Colleghi e colleghe abbiamo bisogno di visione e per questo serve la politica”.

Buona strada, David

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