Ti ho solo prestato le gambe

Sai che nella vita di una persona sono proprio tante le cose non dette, Gaetano? E che non ne bastano dieci di vite per dirle tutte.Sai che si dice della maratona di Atene? Che sia l’autentica, quella “da cui tutto è cominciato”, ma non si dice quasi mai che tra quelle “maggiori” sia la più dura con i suoi ventidue chilometri centrali di sola salita fino a 243 metri. “Dietro ogni cosa bellissima c’è sempre una qualche forma di dolore” diceva Bob Dylan e forse tu ne sai qualcosa.

Sai che si dice di chi la percorse per primo più di 2.500 anni fa? Che partito da Maratona per annunciare ad Atene la vittoria dei greci sui persiani, Fidippide morì stremato all’arrivo, ma non si dice quasi mai che quel soldato era un emerodromo (etimologicamente “quello che corre un giorno intero”), un messaggero a piedi, di quelli che riuscivano a fare ciò che i cavalli non potevano: attraversare corsi d’acqua, arrampicarsi per zone impervie e confondersi nella folla. E quell’emerodromo, qualche giorno prima aveva percorso a piedi già 500 chilometri tra Atene, Sparta e Maratona per chiedere il soccorso degli spartani e poi – carico di qualche decina di chili di armatura – si era gettato con gli altri contro la schiera persiana. Non sai mai quale lunga storia si celi dietro il precoce addio di un guerriero e anche qui forse tu ne sai qualcosa.

Sai cosa si dice spesso delle coincidenze? Che non esistono e che le carichiamo noi di significati fatalistici per avere dei rassicuranti punti di riferimento, ma io oggi ti dico che secondo me è il caso a non esistere se corro la mia seconda maratona in meno di due mesi a un anno esatto dalla tua partenza. Casuale diranno? A dicembre scorso varcai i miei primi ventuno chilometri con la tua IO POSSO Social Run ed ero impreparato.

E sempre per rimanere sulle coincidenze, sai come si dice “buongiorno” ad Atene? Certo che lo sai, si dice “kalimera” e per te non è stato mai solo un saluto ma anche il posto dei primi sogni, degli affetti familiari e delle complicità amicali.

E alla fine della lunga salita, dopo più trenta chilometri tra crampi lancinanti e fiato grosso, sai quale è la visione che lava via ogni dolore? Quella in basso di Atene l’antichissima che ti accoglie come un ventre materno verso cui non vai ma “ritorni” tra le sollecitazioni sempre più chiassose della folla ai lati della strada che ti incita come fossi davvero l’eroe della battaglia di Maratona e invece sei una persona qualunque – uno dei tanti – alla cui storia individuale, quella che ti ha portato fin lì, i bambini rendono omaggio con i ramoscelli di ulivo.

Sai cosa non ti ho mai detto e ti dico ora? Che da quando ti ho conosciuto, nei momenti di lunga salita esistenziale, riesco a tenere il ritmo solo se mi ripeto che “io posso” e, come disse pure Federico un anno fa nel ricordarti, neanche io ho più nel mio vocabolario la frase “non ce la faccio”.

E di’ un po’, l’hai visto oggi il mare greco alla fine di una delle salite più infami? Sai cosa scrisse Baudelaire del mare? Che l’uomo libero lo avrà sempre caro ma tu questo lo hai sempre saputo con buona pace del poeta francese e lo hai restituito a quanti – pesantemente malati nel corpo – hanno assaporato la libertà dell’acqua nella tua Terrazza.

“Ora vola libero” mi scrisse la tua Giorgia il pomeriggio di un anno fa in cui te ne sei andato ma oggi “correvi libero” perché la maratona l’hai corsa tu, io ti ho solo prestato le gambe.

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